Presentati i risultati delle attività nel settore agricolo del progetto PrepAir: il rapporto fra agricoltura e qualità dell’aria 

Come è emerso sempre più spesso negli ultimi anni, anche l’agricoltura ha un ruolo sulla qualità dell’aria del bacino padano. Questa tematica è stata studiata in maniera approfondita all’interno del progetto LIFE PrepAIR. Dopo tre anni di lavoro, con il progetto che si avvia alla dirittura d’arrivo, i risultati del “pillar” dedicato all’agricoltura e di quello dedicato allo studio delle emissioni sono stati presentati all’interno di un’articolata giornata che si è svolta a Bologna alla presenza dei partner di progetto, il cui capofila è la Regione Emilia-Romagna. L’evento, a cui era possibile collegarsi da remoto, ha avuto oltre 250 partecipanti.

I risultati presentati danno la misura di un grande sforzo di approfondimento e studio dei meccanismi che regolano i fenomeni correlati al rapporto fra agricoltura e qualità dell’aria. Tali meccanismi dipendono da una grande quantità di variabili e fattori in tutte le fasi. Le emissioni, solo a titolo di esempio, dipendono dalla composizione chimica delle deiezioni e dei fertilizzanti utilizzati, dai cicli biologici degli animali, dalle variabili legate alla composizione del terreno e dalle variabili meteoclimatiche, oltre che dalla capacità di assorbimento delle piante.

In particolare, si è posta l’attenzione sulle polveri sottili fini prodotte dall’ammoniaca che viene emessa dai reflui zootecnici (nelle fasi di stabulazione, stoccaggio e spandimento) se non sono gestiti in maniera virtuosa.

Per la stima delle emissioni di ammoniaca in atmosfera è ora attivo il “BAT Tool”, un innovativo strumento di calcolo messo a punto nell’ambito di PREPAIR, che permette di calcolare le emissioni a partire dai dati sulle tecniche applicate negli allevamenti intensivi di suini ed avicoli. Le analisi svolte hanno dimostrato che questo strumento mostra notevoli potenzialità nell’elaborare valutazioni di tipo tecnologico, sia a livello aziendale che territoriale. Potenzialità che ora dovranno essere supportate dalla fruizione e da un impiego armonizzato delle fonti dei dati, relative alla effettiva struttura degli allevamenti nei differenti contesti territoriali.

I vari interventi che si sono succeduti hanno approfondito queste tematiche e ipotizzato soluzioni per ridurre le emissioni di ammoniaca grazie all’utilizzo di buone pratiche, derivanti proprio dalle indagini svolte sul campo e dalle sperimentazioni effettuate. L’utilizzo di BAT Tool, dal 2019, grazie a quasi cinquemila simulazioni aziendali, ha dato risultati importanti; da gennaio 22 è disponibile Bat Tool Plus, una versione ancor più approfondita dello strumento. Uno degli obiettivi futuri è allora quello di ampliare l’applicazione della metodologia BAT Tool per la valutazione di differenti scenari di applicazione delle tecniche nelle diverse fasi emissive, per quantificarne la riduzione emissiva ottenibile.

La proposta si basa sull’individuazione di target di riduzione definiti e raggiungibili con l’applicazione di buone pratiche alle quali sia associabile, singolarmente per ogni pratica, una quota di riduzione dell’ammoniaca. L’obbligo progressivo di raggiungimento del target di riduzione prefissato potrà dunque essere scelto dalla singola impresa agricola all’interno delle BAT disponibili.

In conclusione della giornata, si è svolta una tavola rotonda conclusiva fra i Direttori Ambiente e Agricoltura delle diverse Regioni del Bacino Padano. Dal dibattito è emerso come sia importante inserire misure specifiche negli strumenti in via di definizione anche a livello nazionale ed europeo: ma la situazione richiede misure che vanno anche al di là delle risorse attualmente stanziate, ed è quindi fondamentale un coinvolgimento più attivo da parte del livello nazionale, con maggiori risorse finanziarie sul tema.

Peraltro, il confronto ha confermato come oggi in alcune regioni ci siano già interramenti entro le 12 ore: le misure previste sono applicabili, insomma, anche se probabilmente occorre una mediazione che permetta di venire incontro alle aziende più piccole, perché esiste anche una certa resistenza da parte degli operatori agricoli relativa all’impatto economico degli interventi. Del resto, come hanno affermati i responsabili del progetto, “se non anticipiamo il tempo di interramento non abbiamo alcuna efficacia”. E aggiungono: “trent’anni fa, i piani di tutela delle acque fecero capire che l’agricoltura può condizionare la qualità della risorsa idrica. Oggi si capisce che può condizionare l’aria. Ma c’è un problema di risorse: si deve capire su scala nazionale che c’è un’emergenza vera, che siamo su ordini di grandezza importantissimi. E dobbiamo agire in tempi non troppo lunghi, altrimenti spenderemo più di sanzioni di quanto faremmo con nuovi investimenti”.

Infine, il valore aggiunto di PrepAir – come hanno sottolineato praticamente tutti i relatori – è stato proprio l’aspetto relazionale a cui il lavoro comune ha dato vita, assolutamente inedito nel settore. Il progetto ha portato cioè a dialogare fra loro, in maniera sempre più stabile e convinta, i settori Ambiente e Agricoltura delle varie regioni e province coinvolte: creando una sinergia fondamentale per affrontare al meglio le problematiche legate all’inquinamento, e per procedere anche in futuro in maniera congiunta.

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